Renatino e la pubblicità scandalo del parmigiano

Povero Renatino… la pubblicità sembra quasi essere una celebrazione dello sfruttamento del lavoro piuttosto che uno spot promozionale per il formaggio.

Senza aver mai visto il mare, la montagna, Parigi… Senza vita sociale, emarginato da tutti e sfruttato a lavoro si lascia prendere per il c**o da 4 ragazzetti viziati e privilegiati che si complimentano con lui per il duro lavoro, che pensate un pò, svolge 365 giorni l’anno (WOW)! Ma andiamo con ordine…

Renatino Pubblicità

chi c'è dietro renatino e la pubblicità scandalo

Sebbene la pubblicità che ha fatto tanto discutere si fermi a 30 secondi, quello che c’è da sapere è che fa parte di altri 5 spot della medesima durata che danno vita a loro volta ad un medio metraggio scritto e diretto da Paolo Genovese tramite un’agenzia pubblicitaria.

Lo spot intero, per farla breve, racconta la storia di 5 giovani cuochi che devono partecipare ad un contest culinario guidato dal famoso chef Bottura e devono vincerlo, chiaramente, utilizzando il Parmigiano Reggiano. Fin qui tutto bene. E invece no…

la scena incriminata

Tolte le svariate scene “cringe” a cui devono prendere parte gli attori durante tutto il medio metraggio ( come ad esempio quando si mette a paragone il comportamento di una vacca con quello di una ragazza ), il corto che ha fatto più discutere è proprio quello nel quale si racconta la storia di Renatino: un ragazzo che ha iniziato a lavorare da subito dopo gli studi, che rinuncia ad ogni altro tipo di opportunità lavorativa e sociale per fiondarsi in un’azienda che lo farà lavorare 365 giorni l’anno per tutto il resto della sua vita; il tutto comunicato come se lo sfruttamento fosse dedizione e l’incessante lavoro senza mai un giorno di pausa, compresi quelli festivi, sia una cosa normale, anzi, addirittura da celebrare e da emulare:  “Renatino sei il mio eroe”, esclama uno degli attori…

ma come è stato possibile questo scempio ?

A tutti sarà venuta in mente la domanda: “Ma come c***o è possibile che nessuno si sia accorto di questa cosa prima della pubblicazione?”. Ebbene in questo caso bisogna innanzitutto capire come funziona il processo di una campagna pubblicitaria e poi ognuno di voi potrà trarre le proprie conclusioni.

bandi pubblicitari

Spesso succede che il cliente, soprattutto di grande entità (in questo caso il Consorzio del Parmigiano Reggiano) crea un bando per trovare un fornitore (in questo caso per le agenzie di comunicazione) dal quale si definirà un vincitore che si aggiudicherà il lavoro, proprio come in una gara .
A definire il vincitore dovrebbe dunque essere un criterio di valutazione basato sulla creatività, invece troppo spesso purtroppo, questo si basa su chi fa il prezzo più basso, diminunendo di conseguenza anche la qualità della campagna… ma siamo sicuri che sia andata proprio così?

svista

L’ipotesi della svista è quella più banale, ma anche tra le più plausibili. Basti pensare che la decisione definitiva spetta sempre e comunque al cliente, che attenzione! In queste grosse aziende non è quasi mai il CEO, la palla infatti viene sempre rimbalzata ai manager che hanno una vena creativa e sensibile pari a un cassonetto dei rifiuti. 

Seguitemi: il regista, in questo caso lo ripetiamo Paolo Genovese, scrive una sceneggiatura basandosi sul brief del cliente che pone i propri principi sul lavoro duro e la devozione per l’azienda. La linea che divide la “devozione” dallo “sfruttamento” è così sottile da risultare difficile non incappare in errori di comunicazione, e infatti… 

Finito il medio metraggio, costato sudore e fatica, passa nelle mani dei manager per l’approvazione che, come abbiamo detto prima, non sono proprio dei Don Draper e così succede l’inevitabile. E se invece tutto questo fosse voluto?

STRATEGIA

Ok… Dimentichiamo tutto quello che abbiamo detto fin ora. Personalmente non credo nella frase “Non esiste cattiva pubblicità”, anzi penso che una cattiva strategia possa far perdere tanti soldi ad un cliente… Ma se il cliente fosse miliardario?

Immaginiamo anche solo per un secondo quante persone ha raggiunto lo spot, quanto se n’è discusso e quanto il nome “Renatino” attribuito al Parmigiano Reggiano sia diventato un trand.

Nei social, pagine con milioni di followers ci hanno fatto dei meme, ne parlano i giornali, i blog, i video su YouTube! Ha generato un boom di interazioni che non si vedeva da parecchio in ambito pubblicitario. 

Anche ipotizzando una decrescita nella curva del fatturato nel breve periodo, questo spot rimarrà nella bocca di tutti per anni riconfermando lo status e la notorietà nel lungo periodo. Chissà, magari un giorno, nello slang dei giovani si utilizzerà: “Sei un Renatino” per identificare una persona sfruttata a lavoro… (speriamo di no).

Per concludere

Che la pubblicità di Renatino sia stata una svista o una strategia, rimaniamo in disaccordo con questo metodo di comunicazione.

Preferiamo piuttosto uno stile più creativo e coraggioso che sappia raccontare una storia in maniera nuova facendoci sorridere o emozionare.